Un giorno dedicato alla pace

Ho scelto questa immagine per esprimere il mio concetto di pace, mi ispiro alla natura perché è sempre una grande maestra.

Un branco di lupi che guarda, ascolta, attende come se fosse un solo lupo.

Si capiscono, hanno la loro gerarchia, sanno cosa devono fare per il bene del branco.

Il concetto di pace tra loro, vale molto per i lupi, perché significa collaborazione, protezione di tutti, sopravvivenza, garantirsi un futuro. I lupi sono animali selvatici ma conoscono i sentimenti, sono evoluti e conoscono i vantaggi del vivere come comunità, che ha delle regole che sono rispettate senza attenuanti perché con quelle loro vivono e progrediscono.

Se mi guardo attorno, come essere umano, come parte di una comunità, non vedo la stessa cosa che esprime un branco di lupi. Vedo invece aggressività, violenza, prevaricazione, protagonismo, perché è quello che scrivono i giornali o fa vedere la televisione o è quello che vedo io guidando la macchina in città. Sicuramente non tutte le persone che fanno parte di questa umanità cui appartengo sono così, ma quelle che emergono, che socialmente contano, che fanno la notizia sono spesso così. È una amara constatazione, ma non bisogna arrendersi, ciascuno deve fare la sua parte, non siamo al mondo per farci trascinare, siamo protagonisti della nostra vita che conduciamo responsabilmente e anche se anonimi possediamo tanta energia come chiunque altro e parte dal nostro cuore la pace.

Questa affermazione ci distingue dal mondo animale che ho descritto, la ricerca della pace dovrebbe essere un interesse condiviso ed essenziale per la progressione del genere umano. Che cosa si nasconde sotto la folle promozione delle guerre che imperversano in molte parti del mondo? Sempre grandi interessi gestiti da pochi ai danni di molti.

Il Santo Padre, da sempre sollecita la pace, augura la pace, invita a costituire tavoli per costruire la pace tra i contendenti, insiste a non arrendersi a trovare soluzioni condivise in nome della pace. Pace che si costruirà sul corpo di centinaia di migliaia di corpi immolati alla guerra.

Cosa può succedere perché le menti e i cuori di chi conta nella politica mondiale possano finalmente muoversi per trovare il modo di promuovere la pace?

Dovrebbe essere qualcosa più importante degli interessi economici di pochi, qualcosa che appassioni molti, che converta verso valori condivisi e profondi, qualcosa che emozioni, perché le emozioni, che non rispondono ad alcuna logica, generano dei comportamenti diversi che, quando toccano il cuore, ritenuto generalmente sede   dei sentimenti, fanno succedere i miracoli che cambiano i comportamenti umani.

Naturalmente la soglia di coinvolgimento per soccorrere chi ha bisogno è diversa da persona a persona, da nazione a nazione ma se fosse provata, anche in minima parte sarebbe già un miracolo perché produrrebbe dei risultati positivi.

La pandemia che ci ha recentemente colpiti ci ha fatto ben comprendere che siamo tutti uniti in qualsiasi parte del mondo, questa constatazione ci ha insegnato molto, come la legge del branco nella vita dei lupi. Tutti dobbiamo fare la nostra parte, bisogna sostenere chi autorevolmente auspica, vuole, si impegna per la pace, ma soprattutto andiamo a cercarla nel nostro cuore, il posto dove dovrebbe essere e viverla già nella nostra vita, per avere il coraggio anche di poter, in qualsiasi modo, aiutare gli altri.

Il 21 settembre è stato indicato come il giorno dedicato alla pace, è simbolico, ma può produrre molta energia se tantissimi, da qualsiasi parte del mondo, quel giorno mandassimo pensieri di pace dedicati ai molti che stanno soffrendo per colpa delle guerre e a chi ha il potere di lavorare seriamente per la pace facendo cessare le guerre. Il potere dell’energia positiva è enorme, è una vibrazione spiegabile a livello cosmico che produce i risultati sperati.

Ricordiamoci di quel giorno ma che non rimanga un fenomeno isolato, continuiamo con tutto il cuore a vibrare con la pace e a credere che il miracolo prima o poi avvenga.

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