Sono convinta che per vivere la vita che abbiamo scelto ci voglia coraggio.
Perché una vita che abbia significato, che insegni, che porti esperienze su esperienze sotto forma di problemi da risolvere, che faccia faticare per crescere, si accetta e si vive con coraggio senza cedere a volte alla fatica, a volte allo scoramento.
L’immagine che ho scelto per rappresentare quello che voglio dire è un intrico di rami e foglie che formano quasi un muro con al centro un piccolo varco dal quale filtra la luce del sole. Quella luce rappresenta la via da trovare che c’è sempre, occorre saperla vedere.
Perché ci vuole coraggio? perché c’è una meta da raggiungere, che può essere reale o può essere un sogno, qualcosa che attiri come una calamita e che sia un pensiero costante che, qualche volta, dia una ragione per vivere.
Esempi di questo concetto sono i racconti che hanno fatto molti reduci della guerra o dai campi di sterminio, quando la voglia impellente di tornare a casa li ha salvati e sono tornati.
Ho ascoltato molti esempi di coraggio intervistando alcuni grandi anziani di Genova e che sono stati premiati come “Tesori viventi di Genova”, essendo ultra ottantenni provenivano dal periodo dell’ultima guerra quindi dal poco o niente, ma hanno saputo costruire la loro vita, il benessere e contemporaneamente il benessere della città.
Scrivo un esempio tra i tanti:
“Di nome Carlo, di anni 86, era figlio di una famiglia povera, ha fatto solo le elementari e ha iniziato da bambino a fare piccoli lavoretti per aiutare la famiglia, come consegnare pacchi, poi ha lavorato come facchino. Ha svolto il servizio militare nei vigili del fuoco e terminata la naia ha voluto rimanere nei vigili, ma occorreva il diploma di terza media che non aveva. Allora ha seguito corsi serali per accedere al diploma che ha preso ed ha iniziato ad essere un vigile del fuoco effettivo. Appassionato del suo lavoro, ha visto come i vigili intervengono negli incidenti prima dell’arrivo dell’ambulanza e certi infortuni sono talmente gravi che se ci fosse la mano del medico immediata è possibile salvare una vita. Ha desiderato essere un medico per l’utilità che il suo lavoro richiedeva. Così decise di diventare medico e coraggiosamente si è messo a studiare, nei tempi morti, pur continuando a lavorare. Ha preso un necessario diploma quinquennale, ha scelto geometra, poi ha continuato a studiare iscrivendosi all’università, sempre studiando e lavorando riuscendo a laurearsi, ha conseguito le specialità in emergenza e urgenza e in odontoiatria. Una volta laureato ha poi fatto corsi di pronto soccorso ai vigili del fuoco di altre regioni e quando è andato in pensione ha svolto la professione di dentista, continuando a fare corsi di pronto soccorso per tutti”.
La storia che ho scritto sembra una favola invece è vera, Carlo ha 86 anni, è ancora tra noi, non si è mai vantato per tutto quello che ha fatto, nutre un grande amore per le persone e trova naturale impegnarsi per aiutarle.
Atti di coraggio li fanno anche persone che lasciano casa e famiglia per andare a studiare o lavorare nel mondo, accettando disagi e nostalgie pur di ottenere la meta che hanno scelto.
Atti di coraggio li fanno anche persone ammalate gravemente che si sottopongono a interventi, terapie a lungo termine pur di continuare a vivere, ma sono anche atti di coraggio di chi decide di morire per mezzo del suicidio assistito per sottrarsi a dolori insopportabili e senza fine a causa della loro malattia incurabile.
Il coraggio è un valore che è parallelo a quelli della responsabilità e dell’autonomia, perché significano voler guidare la propria vita. È meraviglioso pensarlo, ma non tutti hanno questi valori.
In terapia mi capitano persone che odiano le responsabilità nel lavoro, le vivono con ansia e sognano una vita tranquilla in cui non riflettere autonomamente, fare cose che conoscono, avere una quotidianità che non stressa, preferiscono eseguire. Sono persone che non rimangono impresse perché la parola cambiamento o flessibilità creativa fa loro paura. Sono le persone più difficili da aiutare, perché non danno un appiglio che emerga in modo significativo nella loro vita, eppure devo trovare, in mezzo al muro che li separa dal futuro, quella piccola luce che filtra e che mi fornisca le parole incoraggianti per aiutarli a vivere serenamente la loro vita metodica che a loro piace.
Gli atti di coraggio hanno permesso all’umanità di progredire, un esempio su tutti è stato Cristoforo Colombo che ha viaggiato verso l’ignoto, segnando la fine del Medio Evo. È stato capace di convincere per avere l’aiuto economico per la sua impresa.
Atti di coraggio anonimi li fanno le persone che si ribellano ad una vita segnata o dalla povertà o dalle regole di famiglia per andarsene e con fiducia nei propri sogni, con perseveranza riescono a costruire la loro identità e la loro solidità.
Chi decide di impegnarsi non solo nel vivere la propria vita ma di lavorare per la comunità in cui vive o per la propria nazione e sente il richiamo di dedicarsi al bene comune in politica o in campo sociale, deve possedere un coraggio molto solido.
Infine voglio riconoscere il coraggio che hanno avuto le donne, sottomesse e sfruttate per secoli, di riuscire ad ottenere dignità e rispetto e dimostrare il loro valore e diritto di realizzarsi in una vita libera. È stata ed è tuttora una strada difficile perché ostacolata da pregiudizi culturali ed emotivi veramente duri a morire perché sostenuti da secoli di ignoranza e obbligata sottomissione.
Facendo il mio lavoro di psicoterapeuta, nato un tempo con un atto di coraggio, devo aiutare i miei clienti ad abbandonare il loro vecchio modo di pensare che non li aiuta a vivere bene, per sviluppare il coraggio di avere più fiducia in sé stessi per esplorare una nuova via che gli faccia costruire un loro futuro attraente.
Concludo il mio pensiero dicendo che il coraggio è un valore obbligatorio da quando si inizia a camminare barcollando a quando si comprende che la storia sta finendo e coraggiosamente ci si prepara per la nuova ed ignota avventura.
