Parto da una immagine che esprima il mio punto di vista.
I giovani non nascono già istruiti, consapevoli, indipendenti, emotivamente equilibrati, con le idee chiare e la visione del loro futuro. È tutto da costruire, ma da chi?
Mettere al mondo dei figli non è solo un atto per far progredire la specie.
Diventare un insegnante non è solo fare un lavoro come un altro.
Anche qui la natura mi viene in aiuto. Un cucciolo è seguito, amorevolmente da un adulto, è fortunato se ha sua madre, ma esistono le madri sostitute. La loro funzione è di insegnare loro l’indipendenza, le strategie per procurarsi il cibo, come difendersi dai pericoli, cosa significa stare in branco e come ripetere a loro volta da adulti, l’insegnamento ai futuri figli.
Per gli umani la stessa storia è raccontata dall’avere una famiglia se si è fortunati o almeno avere una madre facente tutte le funzioni di famiglia o in loro mancanza, ci sono le madri sostitute che sono gli insegnanti a scuola di ogni ordine e grado.
Chi sceglie di essere madre o madre sostituta deve sapere svolgere quell’importante ruolo che, oltre all’insegnamento di quanto sa, principalmente si identifica nel saper ascoltare ma non soltanto le parole che spesso non dicono niente, saper ascoltare il non detto, il comportamento sottile e nascosto, essere vicino fisicamente, mentalmente, emotivamente, perché spesso i giovani non parlano ma svelano quello che non sono in grado di dire da dettagli non verbali. Certo questo significa attenzione, maggior lavoro, sviluppare maggiori competenze ma il “gioco vale la candela”.
Aiutare i giovani che crescono bene senza difficoltà è un giochetto, ma comprendere, ascoltare, salvare un giovane in difficoltà quello è un vero lavoro.
Spesso sono stata contattata da genitori, maggiormente dalla madre, perché disperati dal comportamento del figlio/a che li ha messi in crisi, per il silenzio e l’ostilità, i brutti risultati scolastici, i sintomi somatici, l’isolamento quotidiano, le brutte risposte ricevute dal figlio o figlia diventati dipendenti dai social e non sapendo cosa fare, si rivolgono all’esperta perché vorrebbero mandare il figlio o figlia dalla psicologa.
La mia risposta è sempre la stessa: venga lei signora da me e vediamo insieme come aiutare suo figlio o sua figlia e quando accetta, iniziamo a far succedere la vera rinascita in quella famiglia, ma soprattutto nei rapporti con i figli.
Io non faccio miracoli, insegno ad ascoltare e a capire quello che non ascoltano e non vedono.
I giovani esprimono il loro disagio con il comportamento che può essere autolesionistico oppure aggressivo. Non sono in grado di verbalizzare in modo adulto ciò che provano che non ha un nome, ha sofferenza e incapacità di verbalizzarla.
Che tipo di sofferenza possono avere i giovani? Possono essere tante le origini.
Possono sentirsi non capiti, discriminati rispetto ai fratelli, possono non capire e soffrire le intemperanze dei genitori, possono rappresentare l’ultimo anello di una catena di comportamenti disfunzionali della famiglia, possono non accettare o non capire gli obblighi dovuti ai problemi famigliari, possono soffrire la separazione del genitori o un grave lutto in famiglia, possono avere difficoltà relazionali a scuola, possono sentirsi discriminati dagli insegnanti, possono non capire le materie,
possono essere bullizzati, possono essere irretiti da qualche programma politico o violento on line che loro usano molto e tanto altro che il mondo dei teenager nasconde.
Gli argomenti che il mondo adulto comprende possono essere incomprensibili ai ragazzi e origine di loro frustrazione. Gli argomenti sono tanti, ma di solito è un solo argomento, che ne comprende altri, che genera il problema.
Da parte degli adulti occorre capacità di osservazione, ascolto o soltanto vicinanza discreta se il ragazzo non parla. Perché la cosa fondamentale è conquistarsi la fiducia dal giovane, rispettando i suoi tempi ma stargli vicino e i modi sono tanti.
L’adolescenza è il periodo più critico nella crescita umana, che corrisponde ad uno sconvolgimento fisico, ormonale e psichico e gli adulti sembrano aver dimenticato che è toccato anche a loro attraversare quel periodo.
La confusione che vive l’adolescente può portarlo o portarla a cercare di trasgredire le regole dei grandi, può sentirsi di affermare la propria identità avvicinandosi a ciò che è proibito ma che rappresenta per lui o lei l’affermazione di sentirsi forte.
Le notizie che vediamo in televisione o sui giornali da un po’ di tempo raccontano di ragazzi violenti che picchiano, rapinano, accoltellano altri giovani o addirittura gli insegnanti, notizie sconvolgenti che riguardano adolescenti anche molto piccoli.
Queste notizie fanno scalpore, sono seguite da indagini, si aprono fascicoli nel Tribunale dei minori e poi la giustizia farà il suo corso anche per i minori di 14 anni che non sono imputabili. Ricordo che è una terribile esperienza, quando sono stata per dieci anni giudice onorario presso il Tribunale per i minori di Genova.
Io mi domando chi sono questi ragazzi colpevoli dei crimini commessi? Qualcuno si è occupato di loro quando sicuramente avranno dato segnali del loro disagio prima dei fatti criminosi? Non credo che quando delinquono o sbagliano siano fatti improvvisi come un fulmine in un temporale, ci saranno stati dei segnali, nel comportamento, nella salute, negli studi che nessuno ha notato o ha dato la necessaria importanza, perché niente succede per caso.
Tanti ragazzi vivono in famiglie focolai di problemi, tanti non hanno famiglia, tanti arrivano in Italia senza famiglia e dopo aver passato l’inferno, tanti non hanno mai conosciuto l’affetto e nessuno ha spiegato loro come lo studio rappresenti il riscatto sociale e quindi non va abbandonato.
Poi ci sono i casi opposti di ragazzi oppressi dalla famiglia con genitori esigenti e anaffettivi oppure con madri eccessivamente protettive, i risultati sono l’infelicità inespressa del minore.
Tutto questo è un grave problema sociale che ha bisogno di grande attenzione, per trovare possibili soluzioni, è un problema che la politica, lo Stato devono farsi carico, per quelli che non possono cercare autonomamente un aiuto per trovare soluzioni. Mai lasciare soli i ragazzi ma anche le famiglie e le istituzioni che li riguardano. Sono tutti parte della grande famiglia che è la società che forma uno Stato.
Nei casi adulti di femminicidio, è emersa l’esigenza di fare nelle scuole lezioni di educazione affettiva, ma ritengo che sia necessaria una educazione rivolta agli adulti per conoscere i problemi dell’adolescenza, sia volta alle famiglie sia volta agli addetti delle scuole, perché una o un adolescente lasciata o lasciato vivere in solitudine i tormenti adolescenziali o i veri problemi che ha, lo considero colpevole tanto quanto un crimine contemplato dal codice penale.
Aiutare l’adolescenza a superare dubbi e incertezze con i tanti mezzi che sono sempre possibili, significa poter poi consegnare alla società del futuro forse un grande uomo o una grande donna anche se, con una apparenza inspiegabile, in adolescenza si presentavano come possibili colpevoli anche di reati gravi.
Aiutare i giovani a crescere bene per poter diventare donne e uomini di valore significa lavorare per garantire un grande futuro per tutti, sicuramente migliore di quello che le generazioni precedenti hanno fatto e anche se la tecnologia promette miracoli, la via del progresso deve essere pensata e prodotta con i valori e le attenzioni che solo l’essere umano comprende, ha bisogno e conosce.
