Rinascere

Sono genovese e nel mio DNA ho i rudimenti del carattere antico dei genovesi che corrisponde a queste caratteristiche: audacia, coraggio, perseveranza, forza d’animo, obiettivi eroici da raggiungere e capacità di farcela, riservatezza, durezza di carattere e generosità.

Perché ricordare queste qualità? Perché servono e sempre di più serviranno nel prossimo futuro.

Perché sembravano dimenticate nel lento passare degli anni permettendo che si scavassero bubboni di indifferenza e di mancanza di vitalità come fosse sopraggiunta una cappa di “caligu” a coprire tutto e tutti per tanto tempo.

Ma i nostri avi famosi o sconosciuti, si sono avvalsi del “fato” utilizzando personaggi ambigui, pigri e irresponsabili, avallati dal sonno generale, per svegliarci!

È stato un botto così forte che nessuno avrebbe voluto sentire, ma ormai siamo tutti svegli e consapevoli.

Quale strategia straordinaria si è palesata agli occhi di tutti!

Quale migliore comprensione che ora sappiamo di essere svegli, che far crollare un ponte che da tempo gridava aiuto nell’indifferenza generale, così realizzando che poteva travolgere ciascuno di noi che lo percorrevamo continuamente.

Ora frastornati e commossi lo stiamo guardando e riguardando come guardare e riguardare la nostra vita.

In questo sconquasso emotivo, un primo risultato è già evidente, quello di avere coeso gli intenti di tutti, autorità e popolo, per ricostruire, riconnettere la città che è stata divisa in due parti che si guardano e vogliono riunirsi perché il disagio che si è creato è notevole.

Proprio come quando scompare una persona e improvvisamente chi le era vicino ne sente la mancanza avvertendo un tardivo riconoscimento della sua utilità o presenza.

Così si conferma che è necessario una disgrazia, un guaio grosso per scrollare l’albero dell’indifferenza e farlo finalmente cadere.

In questa circostanza si fa ricorso ai valori, ai talenti insiti nelle persone e nel territorio per aggrapparsi a qualcosa di solido per fare nascere la speranza, madre della motivazione per uscire dai guai.

Allora esorcizziamo il dolore riscoprendo le antiche caratteristiche dormienti dei genovesi. Poche parole ma fatti concreti. Dando prova di solidarietà per chi soffre e sopporta i disagi più grossi, ma anche controllo che la macchina della rinascita si muova e sia sempre in movimento e attenzione a non addormentarsi come prima.

Dunque rinascere è la parola magica taumaturgica per curare il male e rimarginare le ferite.

Rinascere è una forza interiore, una luce, una fiamma oppure è una energia che pulsa o una voce che incita, insomma è qualcosa di difficile da definire, ma è una gran bella cosa!

Rinascere a qualunque età, è l’anti-invecchiamento per eccellenza, è un movimento felice, una sensazione di vortice, una grande spinta verso qualcosa di mai avuto o di averlo provato e poi dimenticato.

Rinascere riattiva il presente e progetta il futuro.

Rinascere è un risveglio e per risvegliare una città bisogna che i suoi figli siano a loro voglia risvegliati, perché non si può fare con successo qualcosa che non si conosce.

Quanto è accaduto alla città di Genova deve per forza coinvolgere i suoi cittadini che guardino alla loro vita e si accorgano che cosa va risvegliato e che cosa va cambiato.

Siccome siamo tutti insieme su questa terra, quello che accade anche lontano si ripercuote inevitabilmente vicino, perché cosa sta sopra corrisponde a cosa sta sotto, come l’albero che ha tanto fogliame visibile sopra come tante radici invisibili sotto.

Si comincia con piccole cose, per non spaventarsi del cambiamento, che portano con sé abitudini e poi in crescendo la gestione del tempo, la comprensione del significato della vita, il migliore rapporto con sé stessi, l’aumento dell’autostima, la visione del futuro.

È una terapia che ripulisce e rende consapevoli di esistere e di essere utili.

Il mondo va comunque avanti perché il tempo tutto sistema e tutto apparentemente cancella, ma c’è modo e modo di andare avanti. Rinascendo si progetta e si sa dove andare, mentre con l’indifferenza è tutto un trascinarsi verso non si sa che cosa.

Di sicuro in ogni persona c’è bisogno di cambiamento, se non altro per mettere a frutto l’esperienza che si conquista giorno per giorno che rappresenta la crescita, ma non tutti sono consapevoli che è un loro diritto utilizzare scientemente l’esperienza, quando la vita più che vissuta è trascinata.

Con il risveglio, le situazioni diventano più chiare e allora ben vengano quei valori antichi che ho accennato all’inizio, per attuare il necessario cambiamento.

Siamo tutti connessi e quindi quando il cambiamento inizia è come una valanga che trascina anche altri più restii.

Deve essere chiaro a tutti che il cambiamento di qualcuno non è una disgrazia per qualcun altro, ma è la spinta ad essere ciascuno responsabile della propria vita e della realizzazione di sé stesso.

È un grande esempio per i più giovani che identifichino e portino avanti i loro obiettivi e gli obiettivi della società che ereditano per renderla migliore.

Il grande vuoto che si è creato in Val Polcevera deve bastare a sufficienza perché non si verifichino altri crolli, è stato grande abbastanza per i prossimi decenni e per onorare chi, inconsapevolmente, morendo è stato un tramite prezioso per chi è rimasto per fare anche a nome loro lo stravolgimento di una cultura dormiente in una cultura riparatoria.

Laura Cuttica Talice