Faro

La saggezza degli anni nel coaching

 Mi ha colpito una frase detta dal grande saggio che è l’architetto Renzo Piano:

“Prima si impara, poi si fa e dopo si insegna”, si insegna ai giovani che faranno quello che noi non vedremo.

Abito nella città più anziana d’Italia e sono artefice del progetto che ha dato riconoscimento ai “Tesori viventi di Genova” conferito a genovesi dagli 80 ai 99 anni perché veri maestri di vita.

A mia volta ho 88 anni, lavoro come psicoterapeuta e anche come life coach con la competenza di Master Certified Coach.

In concomitanza del prossimo convegno del G7 2024, sull’antinvecchiamento e considerando che vivo nella città con più anziani, vorrei avviare un confronto con altri che possano parlare del piacere di avere vissuto tanto e fatto tanta esperienza.

Credo che chi ha maturato tanto lavoro e che ha vissuto a lungo debba essere una risorsa da utilizzare, come si usava un tempo, presso le culture antiche, che era considerato un saggio o saggia, un maestro o una maestra di esperienze e tradizioni che dovevano essere tramandate ai giovani.

Io offro saggezza a chi viene dopo di me, insegnando il succo della esperienza maturata nel corso della mia lunga vita che ad un tratto ti fa accorgere di essere diventata una saggia, di amare enormemente la vita, di provare gratitudine per quello che ora vedi e comprendi e sai che ti ha migliorato la vita.

La vecchiaia non arriva con gli anni, ma è nei pensieri negativi, nel comportamento rigido, nella mancanza di ideali o sogni, nell’amore che smette di ingentilire i giorni, così chi vive intrappolato in queste tristezze è vecchio anche se è giovane di anni.

Anche Papa Francesco ha recentemente detto che chi ha pensieri rigidi o non sogna è vecchio anche se è giovane e lui è giovane con i suoi 88 anni, gli acciacchi e continua ad essere un Papa volante!

Io ho scritto che la vita è come un fiume che non scorre in modo lineare, ha un percorso contorto, produce danni quando tracima o quando secca, ma comunque va sempre avanti, donando benessere attorno a sé che è bello vedere nella sua maestosità, così è la vita se la si guarda con il distacco della saggezza.

Il mio lavoro si è svolto come la vita del fiume, gli inizi timidi e incerti, hanno lasciato il posto alla curiosità, all’impegno, alla creatività di seguire gli interessi che maturavano anno dopo anno. Le difficoltà ci sono state come è normale che ci siano, ma c’era sempre un sogno che mi attirava aiutandomi ad andare sempre oltre.

Ora è il tempo di guardare indietro per vedere il percorso fatto che aiuta ad essere ottimista per tempo che rimane.

Non è un pensiero isolato il mio perché ovunque ci siano un anziano o una anziana ora in quiescenza, ma che partecipano alla vita perché coltivano con piacere interessi o sono volentieri coinvolti in varie attività e che hanno lavorato tanto per la maggior parte della loro vita, credo che condividano le mie considerazioni attuali.

Così ritengo che il benessere sia una meta della vita, nel privato e nel lavoro.

Il benessere del coach lo rende migliore nel suo essere e nella professione.

Il modo di considerare la vita è con leggerezza e creatività, perché niente è così importante da obbligare a lavorare soffrendo, ogni lavoro ha i suoi lati positivi.

Il tempo vola ed è un bene prezioso che bisogna gestire secondo valori straordinari, molto ben rappresentati dalla barca a vela nazionale “luna rossa” sempre sorridente, che vola sul mare senza toccare le onde, spinta dal vento che le mette le ali.

La bellezza dell’età della saggezza è che nulla turba, anzi c’è la voglia di permettersi quello che in gioventù non era possibile, la voglia di essere originali, di permettersi di stupire, di vivere e lavorare con leggerezza, sorridendo e ancora sognare, mete strabilianti da raggiungere, non più col fisico, ma con lo spirito scanzonato col quale dimostri che avanti con gli anni e con una mente funzionante bene, puoi permettertidi essere stravagante.

Nel coaching che faccio che è una professione relativamente nuova, malgrado abbia una origine culturale molto antica, addirittura mitologica perché coaching vuol dire allenare, ricordo che nella mitologia gli eroi lo diventavano perché erano allenati e il più famoso allenatore è stato Filottete, che ha allenato Ercole, ed era un personaggio molto stravagante!

Così deve essere il rapporto tra l’allenatore e l’eroe che allena, secondo me l’allenatore o coach deve a sua volta curare il proprio benessere per essere in parallelo al benessere del proprio cliente.

Più si ragiona fuori dagli schemi, più si è efficaci con i propri clienti che trovano soluzioni straordinarie in sintonia con il proprio allenatore.

La saggezza raggiunta mi fa considerare il modo di vivere una grande opportunità per comprendere la grandiosità che è la vita per continuare a realizzare sogni.

 

Il mio pensiero sul coaching l’ho espresso in modo completo dedicandogli un libro che ho intitolato “Una vita ispirata”, perché è così che con l’aiuto del coaching, si vive la vita. Per saperne di più si trova su Amazon.

 

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