L’incontro con il “Maestro” e la Trasformazione

L’incontro col Maestro rappresenta un momento magico nella vita di ognuno. Si possono fare molti incontri, ma occorre essere aperti a essi per poterli riconoscere e trarne benefici.

Il “Maestro” è colui o colei che ci insegna qualcosa di cui abbiamo bisogno per portare produttive modifiche nella nostra vita.

Il Maestro è fortemente se stesso e crede in ciò che fa, o pensa con grande passione, tale da trasmettere la forza della sua esperienza di vita a chi lo incontra.

 

Questa energia vitale è contenuta entro le sue parole, che vanno a produrre un effetto particolare in chi le ascolta, oppure è trasmessa attraverso un atteggiamento molto positivo nei confronti della vita e delle esperienze che essa offre.

Il Maestro sa sorridere dentro e dona agli altri l’opportunità di crescere, evolvere e diventare maestri a loro volta delle loro capacità, se conosciute e apprezzate.

Non ci sono limiti di età di sesso e di classe sociale per essere maestri, occorre essere consapevoli che il fuoco divino arde dentro, nascosto nell’uomo, per illuminare con la sua luce e scaldare col suo calore.

Ho incontrato molti “Maestri” nella mia vita e ogni volta si è trasformato qualcosa dentro e sono cambiata. Tra questi voglio ricordarne tre.

Una è stata mia figlia Marialaura. L’ho incontrata quando ho smesso di guardarla sotto l’aspetto materno, noioso e responsabile e ho cominciato ad apprezzare la sua diversità perché non è opposizione a me… ma qui è già frutto della PNL. Ho iniziato a considerare il suo modo di fare le cose, come momento di apprendimento per me, verso un maggiore entusiasmo nel vivere e nel saper accettare le persone sempre col sorriso. Questo mi è stato prezioso per riflettere sui miei rapporti privati e migliorarli concretamente.

L’altro è stato mio figlio Piercarlo, una presenza preziosa nei momenti difficili. Sa come arricchire la sua vita e come dirigerla con decisione. Mi ha insegnato a spiccare il volo.

Un’altra “Maestra” è stata mia Zia Fanny, morta centenaria, lucidissima e bella, sapeva cogliere gli aspetti migliori della vita. Mi raccontava dei suoi viaggi fatti in diligenza in Svizzera, del bel mondo frequentato, delle storie di vita di un tempo, dei bei modi che pretendeva anche da noi nipoti e questo era il suo modo di farmi vivere delle favole che, per fortuna, le credo tuttora!

Ho incontrato Richard a San Francisco, non l’avevo mai visto prima, era l’agosto 1989.

Sono entrata nella sala dell’albergo Holiday Inn, dove si svolgeva il seminario Training Trainers in NLP, per cui ero andata negli States, e lui avrebbe insegnato quel pomeriggio.

Ero emozionata, finalmente avrei visto il mitico Richard Bandler in azione.

Entrando notai un uomo alto, seduto informalmente su un tavolo in fondo alla sala, illuminata dall’inconfondibile sole californiano, egli dondolava la gamba che era penzoloni, guardava attorno con occhi che non fissavano nulla, eppure sentivo il suo controllo dentro la sala. Chiesi chi fosse e mi fu risposto “Richard Bandler”. Rimasi interdetta, era giovane, mi attendevo un uomo più avanti negli anni.

Aveva la fronte spaziosa, i capelli castani chiari raccolti in un codino dietro alla nuca, il viso largo, la figura era imponente e c’era il vuoto attorno a lui.

Mi feci coraggio, gli andai vicino e mi presentai, “Nice to meet you, Lora”, mi rispose gentilmente; aveva uno sguardo ironico, gli occhi verdi chiari mobilissimi, non sapevo se mi vedeva, aveva un ottimo profumo addosso di buona qualità, indossava una camicia di seta verdone, gilet di pelle nera come le belle scarpe da tempo libero, pantaloni all’europea, una lunga catena d’oro al collo, mani grosse, viso colorito, naso un po’ da indiano, qualche segno sulla pelle delle guance, grande potenza di tutta la persona nell’incedere, nel girarsi, nel parlare. Era pieno di energia che trasudava da ogni poro della sua pelle.

Poi andò sullo stage, iniziò a insegnare e rimasi ancora più scioccata. Stava seduto su una sedia girevole alta come un trono o avanzava verso di noi sovrastandoci e spostando una mole di energia tale da schiacciarmi. Parlava velocissimo, una battuta dietro l’altra facendo fare all’audience esattamente ciò che lui voleva: ridere, sganasciarsi, spaventarsi, emozionarsi, legarsi a lui come le api sul miele.

Aveva un ritmo incredibile, incalzante, armonico e armonioso assieme. Tutto il suo corpo era al seguito delle sue parole che erano pronunciate da una voce bellissima, dotata di capacità interpretative da grande attore.

Il pubblico fu suo, catturato e confuso (malgrado parlassero la stessa lingua) tanto quanto me che stentavo a seguirlo nel contenuto, ma ero come gli altri attenta allo spettacolo e coinvolta profondamente nella trama che mi si svolgeva davanti.

Ha una bellezza interiore che lo rende un uomo straordinario che fa cose straordinarie con un’intelligenza e una fantasia senza confini.

Questo fu il primo incontro e in tutti gli anni che seguirono, in cui io fui allieva nei suoi seminari, seguii il suo insegnamento, lessi e ascoltai ciò che lui produsse, continuai a essere stupita e ammirata delle cose che stava facendo.

Sono stampate nella mia mente alcune abilità fuori dal comune che ho visto e sentito. Una è il senso dello spettacolo che ha, perché è regista e attore nello stesso tempo. Sa parlare per ore e ore tenendo desta l’attenzione con racconti esilaranti di suoi successi terapeutici, o di scontri verbali con psichiatri o psicologi rigidi e scandalizzati dai suoi modi disinvolti con cui s’intrattiene con psicotici ritenuti gravi e, tra una battuta e l’altra, parla dell’uomo, dell’anima e della vita umana. Il tutto con una vivacità incredibile o con grande passionalità che commuove e convince.

Come regista gestisce lo spazio a 360°, ogni suo gesto provoca degli effetti voluti, per ancorare un concetto, per ancorare una persona, per dare significato a quanto sta dicendo, per scandire un ritmo interno con il quale regge la situazione senza tregua per tutto il giorno.

La mimica facciale è potente e caratterizza in modo divertente le battute.

Ha una voce profonda, veramente versatile, usa il turpiloquio per enfatizzare l’espressione del potere, mentre sa trasmettere dolcezza e allegria anche con la sua musica che suona durante i seminari, sia tramite le tastiere sia con la chitarra.

Ha un’intera orchestra e ogni sorta di supporto uditivo elettronico a sua disposizione, per mezzo delle sue otto tastiere, il computer, le “DAT machine” e il microfono olofonico. Tutta strumentazione con cui suona, registra e ritrasmette durante il seminario, aiutato da Denver Clay, che è docente di musica presso un’Università, compositore, istrione, istruttore e tecnico di tutte le incisioni di Bandler, o da Patrick Moraez, famoso musicista e compositore. Assieme dialogano musicalmente, si divertono e suonano.

Ama celebrare la fine dei suoi seminari con un party danzante con cui si congeda dagli allievi la sera prima dell’esame, premia i suoi collaboratori instaura un clima di festa, ovviamente all’americana, per esorcizzare l’esame. Ho ballato con lui e sa ballare come un ballerino professionista, con molta grazia e, siccome sa anche cantare bene, è senza dubbio un uomo di spettacolo, dote insolita per un uomo di pensiero e di creatività scientifica.

Lo spazio in cui si svolgono i seminari sono solitamente i saloni degli hotel della catena Holiday Inn, dove risiedono anche i partecipanti e i trainer; li fa abbellire con bandiere di tutto il mondo e di stati americani che rallegrano molto. I partecipanti sono internazionali ed è piacevole avere la propria bandiera rappresentata. Di solito ero l’unica italiana a essere presente e, siccome non aveva la bandiera italiana, gliene ho regalato una per sentirmi a casa.

Richard alloggia in altro hotel molto più elegante poiché ama circondarsi di cose più raffinate.

Egli vive a S. Francisco, in una bella casa in un quartiere quieto ed elegante. Nel “basement” della sua casa ha lo studio d’incisione, dove suona e tiene tutta la strumentazione che gli serve per comporre musica e incidere audio cassette esattamente come uno studio professionale.

Ciò che scrivo di lui è ciò che ho osservato o ciò che il mio inconscio ha voluto cogliere, so che ha molti nemici, specie nei trainer maschi che provengono dalla sua scuola. Senza scomodare la psicologia per interpretare il fatto, di certo c’è che la PNL enfatizza il potere personale e il potere è una fatale attrazione che smaschera ogni sorta di appetiti. Su quest’argomento ritornerò parlando, più avanti, della mia scuola e di come la conduco.

Sono anche rimasta colpita dalla bella ed affettuosa relazione di coppia che ha costruito con sua moglie Paula (che è stata sua ispiratrice) e dell’affetto e rispetto reciproco che c’è tra lui e i figli. Esattamente congruente con quanto insegna, per sentirsi un uomo in pace con la vita. E devo dire che questa pace familiare è ciò che mi è piaciuto della personalità di Richard anche come uomo, oltre che come genio. Ho trovato raramente persone che insegnano teorie, o che sono di spicco, che siano congruenti e felici sia nella vita pubblica sia in quella privata, che siano riusciti a costruirsi una vita equilibrata e felice in tutti gli aspetti, senza che alcuno attorno abbia a soffrirne. Malgrado ciò devo però dire che i suoi modi con le persone sono molto spicci, spesso rudi: dà poca confidenza, non ama essere avvicinato e, durante i seminari, ha un atteggiamento che non ammette repliche, è concentrato in ciò che sta avvenendo.

Si scioglie al bar, dove tutti vanno durante il “lunch time” e parla a lungo, solitamente sono monologhi perché continua la lezione, accalorandosi su qualcosa che ha scoperto o sta sviluppando, che può essere un comportamento umano, un modo di ragionare o una nuova tecnologia di supporto alla sua strumentazione.

È un personaggio veramente insolito che a sua volta parla con ammirazione delle persone che gli sono state maestre: Milton Erickson, Virginia Satir e Mosè Feldenkrais.

Oltre a ciò ha centinaia di aneddoti che inserisce nelle sue lezioni tenute in centinaia di seminari, fatti in moltissime nazioni, con le persone più disparate come allievi.